venerdì 14 dicembre 2007
Aspetti sociali del bullismo.
Studi più recenti, sia in Italia che in particolare in Giappone (cfr. Ijime), ne sottolineano il carattere di comportamento di gruppo; il processo di designazione della vittima dipende dalle caratteristiche del gruppo e dai suoi processi, tipici dell'età evolutiva, di costruzione dell' identità e dall'assetto di potere del gruppo. Sarebbe più opportuno allora parlare di bullismi. Si può parlare di bullismo persecutorio quando la designazione è esterna al gruppo: in questo caso è in gioco la leadership del gruppo (della banda) e la designazione della vittima è più o meno casuale. Si può parlare di un bullismo di inclusione (cfr. nonnismo) quando le vittime sono i piccoli che devono sottoporsi a persecuzioni perlopiù ritualizzate per essere ammesse nel gruppo. Si può infine parlare di un bullismo di esclusione (cfr ostracismo) laddove la vittima è interna al gruppo (in genere la classe scolastica) e viene umiliata e perseguitata in quanto considerata estranea alla cultura e al modello identitario prevalente nel gruppo. Il bullismo può essere sia "diretto" che "indiretto". Il bullismo diretto consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli, minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti sugli altri o rovinarli. Il bullismo di tipo indiretto invece si gioca più sul piano psicologico, meno visibile e più difficile da individuare, ma non è meno dannoso per la vittima di "turno". Esempi di bullismo indiretto sono: l'esclusione dal gruppo dei coetanei, l'isolamento, l'uso di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. A differenza di quanto si pensi, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in due modi differenti. I maschi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono prevalentemente ad altre femmine. Dalle notizie di stampa sembrerebbe, poi, che ci siano delle età a rischio di bullismo, poiché i soggetti coinvolti sono spesso o bambini tra gli 7-10 anni o ragazzi tra i 14-17 anni. Il bullismo, a differenza del vandalismo e del teppismo, si presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbero estroverse, dove il bullismo è invece introverso, una sorta di cannibalismo psicologico interno al gruppo dei pari. Inoltre è da sottolineare come quasi sempre, in particolare nei casi di ostracismo, l'intera classe tenda ad essere coinvolta nel bullismo, attivo o passivo, rivolto verso le vittime del gruppo, tramite meccanismi di consenso, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma perché questi spesso riescono ad esprimere sia pur in negativo, attraverso la designazione della vittima quale capro espiatorio, la cultura identitaria del gruppo.
Prima indagine in Italia sul ''bullismo'' alle superiori. Un ragazzo su due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica.
Dai risultati dell’indagine emerge che le prepotenze di natura verbale prevalgano nettamente rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro; il 30% circa ha subito delle offese mentre il 23,4% dei soggetti ha segnalato di aver subito calunnie; per
La prepotenze subite da soggetti della stessa scuola sono più diffuse tra i maschi mentre sono più numerose le ragazze che dichiarano di aver subito prepotenze da soggetti non appartenenti alla stessa scuola.L’episodio di prepotenza non sembra suscitare tra i presenti reazioni di difesa della vittima. Solo il 15% circa degli intervistati afferma che gli altri compagni cercano “spesso” o “sempre” di porre fine alle prepotenze mentre il 15,2% afferma che ciò accade raramente e il 28,3% qualche volta. Nella maggioranza dei casi si subisce in silenzio, sia all’interno della scuola che all’interno della famiglia. Il 28,1% delle vittime dunque non ha la possibilità o non vuole far partecipe nessuno delle violenze subite, elaborando da sola strategie per sottrarsi al ripetersi di tali esperienze e alle loro eventuali conseguenze.
iL BULLISMO(brutti paola)
IL BULLISMObrutti paola digital divide
Digital divide, è il termine tecnico utilizzato in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie della cosiddetta “società dell’informazione”.
Esso cominciò ad essere utilizzato dalle amministrazioni americane per indicare la non omogenea fruizione dei servizi telematici tra la popolazione statunitense.
Il problema del Digital divide è presente anche all’interno degli stati più sviluppati. Sicuramente però i suoi effetti sono ancor più gravi all’interno dei paesi arretrati: l’impossibilità d’avvicinarsi alla tecnologia oggi chiude infatti qualsiasi possibilità di recupero economico di questi paesi.
Le Nazioni Unite si sono mobilitate per il raggiungimento di un obiettivo fondamentale: permettere che l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione diventi un servizio a disposizione di tutta l’umanità.
Ma la stessa povertà di questi paesi non permette alla popolazione di acquisire un’alfabetizzazione né di base né tantomeno di tipo informatico: si viene a creare un circolo vizioso che porta paesi del terzo mondo ad aumento dell'analfabetismo, alla scarsa conoscenza informatica, ad un costo elevato dell'hardware, alla mancanza di infrastrutture di comunicazione e di contenuti in lingue dei paesi arretrati.
PROGETTO PIANO EUROPEO
Le linee d’azione previste nel Piano europeo sono finalizzate al raggiungimento di tre obiettivi prioritari:
- realizzare un accesso più economico, rapido e sicuro a Internet;
-investire nelle risorse umane e nella formazione, favorendo la partecipazione di tutti all’economia basata sulla conoscenza;
-promuovere l’utilizzo di Internet, anche nella pubblica amministrazione e nei servizi, accelerando l’e-commerce e sviluppando contenuti digitali per le reti globali.
-In Francia sono stati realizzati oltre 7000punti di accesso gratuito a internet.
PIANO ITALIANO
Il Piano del governo italiano, finanziato con il 10 per cento delle entrate ottenute con la gara Umts, considera la transizione verso la Società dell’informazione come priorità strategica; parte dal presupposto che le tendenze allo sviluppo e all’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) sono largamente spontanee e decentrato. Programma di sviluppo delle tecnologie didattiche 1997-2000 ha interessato moltissime scuole di ogni ordine e grado, ottenendo importanti risultati. Tre gli obiettivi:
-promuovere fra gli studenti la padronanza della multimedialità;
- accrescere l’efficacia dei processi di insegnamento-apprendimento e la stessa organizzazione della didattica;
- migliorare la professionalità degli insegnanti.
Per sviluppare politiche di sostegno alle scuole il ministero ha attivato un insieme di risorse, avviando una politica di accordi con le imprese private, che presenteranno alle scuole consulenza tecnologica, servizi e azioni di stimolo (premi, concorsi ecc.).
Verona
Attraverso il supporto di Intesys il Comune di Verona ha gestito un progetto innovativo volto a consentire l'utilizzo di strumenti informatici anche ad anziani, quindi ad una generazione che non ha avuto l'opportunità di apprenderne il "funzionamento" e quindi a imparare che cos'è Internet e i suoi strumenti.
Il Comune di Verona affronta la tematica del Digital Divide, con una serie di iniziative che hanno per obiettivo l’alfabetizzazione informatica. Il primo percorso didattico sarà rivolto agli ultrasessantenni e, oltre ad un corso che fornisce le conoscenze informatiche di base, prevede la realizzazione di una piattaforma di eLearning, progettata da Intesys, per l’approfondimento individuale di quanto appreso in aula.
http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide
http://www.intesys.it/Digital-Divide/?id_menu=4&ti=4
IL BULLISMO
- aggressioni fisiche: calci, pugni, sottrazione di beni
- aggressioni verbali: minacce, offese, insulti, prese in giro
- violenze psicologiche: esclusione, isolamento, diffusione di calunnie
Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo con caratteristiche peculiari e distintive, sulle quali c’è un vasto consenso a livello internazionale (Olweus, 1996). Il bullismo è caratterizzato da tre fattori che permettono di discriminare tale fenomeno da altre forme di comportamento aggressivo e dalle prepotenze. Questi fattori sono:
- l’intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente;
- la sistematicità: il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte e si ripete quindi nel tempo

IL BULLISMO
Con bullismo si indica un fenomeno sociale tipico delle classi scolastiche, in cui uno o più adolescenti perseguitano sistematicamente e con intenzionalità, con diverse pratiche, un ragazzo più debole. Il bullismo, per essere definito tale, deve presentare le seguenti caratteristiche: le prepotenze devono essere sistematiche ed intenzionali e solitamente è presente una asimmetria fra bullo e vittima . Gli studi sul fenomeno si concentrano quasi esclusivamente sull'ambiente scolastico. Attualmente, da parte dei mass-media, il termine viene anche usato in maniera più ampia e generica, per riferirsi al teppismo e al vandalismo da parte degli studenti.In scandinavia , dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing ci si riferisce unicamente ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro. Il mobbing sarebbe dunque il bullismo che avviene tra gli adulti, e il bullismo, il mobbing che avviene tra i minori. Entrambi i fenomeni, inoltre, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate.
L'atteggiamento del bullo nei confronti del più debole o dei più deboli ha cause che spesso risiedono nell'invidia nei confronti delle vittime, invidia alimentata da un forte complesso di aldleriano di inferiorità. Uno studente brillante, o con una famiglia molto agiata, è vittima del bullo che dimostra la sua superiorità nell'evidenziare i difetti fisici e/o caratteriali della vittima e renderla quindi inferiore, il tutto a vantaggio di una presunta, sconcertante ed irreale gratificazione. Principali vittime del bullismo sono, secondo gli studi più tradizionali che incentrano l'attenzione sulle caratteristiche individuali, gli studenti di grossa corporatura e/o con i tipici tratti facciali da secchione (occhiali, pettinatura ordinata, abiti sobri), subito riconoscibili, o dal linguaggio molto educato e povero delle naturali inflessioni dialettali.
Studi più recenti, sia in Italia che in particolare in Giappone ne sottolineano il carattere di comportamento di gruppo; il processo di designazione della vittima dipende dalle caratteristiche del gruppo e dai suoi processi, tipici dell'età evolutiva, di costruzione dell’ identità e dall'assetto di potere del gruppo. Sarebbe più opportuno allora parlare di bullismi. Si può parlare di bullismo persecutorio quando la designazione è esterna al gruppo: in questo caso è in gioco il gruppo (la banda) e la designazione della vittima è più o meno casuale. Si può parlare di un bullismo di inclusione quando le vittime sono i piccoli che devono sottoporsi a persecuzioni perlopiù ritualizzate per essere ammesse nel gruppo. Si può infine parlare di un bullismo di esclusione laddove la vittima è interna al gruppo (in genere la classe scolastica) e viene umiliata e perseguitata in quanto considerata estranea alla cultura e al modello identitario prevalente nel gruppo. Il bullismo può essere sia "diretto" che "indiretto". Il bullismo diretto consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli, minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti sugli altri o rovinarli. Il bullismo di tipo indiretto invece si gioca più sul piano psicologico, meno visibile e più difficile da individuare, ma non è meno dannoso per la vittima di "turno". Esempi di bullismo indiretto sono: l'esclusione dal gruppo dei coetanei, l'isolamento, l'uso di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. A differenza di quanto si pensi, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in due modi differenti. I maschi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono prevalentemente ad altre
femmine.L'atteggiamento del bullo nei confronti del più debole o dei più deboli ha cause che spesso risiedono nell' invidia nei confronti delle vittime.
Uno dei problemi sociali che da tempo affligge la gioventù è il bullismo, tipico comportamento di persone che fanno o dicono cose con lo scopo di dominare gli altri, presumendo la propria superiorità. Questa piaga sociale si manifesta tra i giovani nelle scuole e fuori dalle scuole e nei luoghi di normale ritrovo. Le vittime di questa violenza e prepotenza, sono i più deboli, quelli di età inferiore oppure quelli di sesso opposto che non riescono ad opporsi ai prepotenti e molto spesso non li vediamo passeggiare per strada perché magari temono di incontrare un branco di bulli. Il bullismo viene definito in due modi : diretto e indiretto. Il bullismo diretto comprende gli attacchi fisici (pugni, calci, prendere in possesso o rovinare le cose di proprietà della vittima) e gli attacchi verbali (deridere, insultare, prendere in giro la vittima); quello indiretto,invece, consiste nel divulgare storie offensive su una persona, per escluderla da un gruppo e per favorirne l’isolamento. Tra i ragazzi si rivela maggiormente un bullismo diretto, mentre, tra le ragazze vi è un bullismo indiretto, in quanto la vittima viene “sparlata” alle spalle, raramente accade che tra ragazze si ricorra alle mani e quindi al bullismo diretto. La vittima comincia a dare i primi segni con uno stato di ansia e insicurezza. Un fattore che favorisce notevolmente la permanenza del bullismo è l’omertà, che è presente anche nella mafia, poiché la stessa vittima, avendo il timore di eventuali aggressioni per la vendetta del bullo, non riesce a discutere dei suoi problemi per ricevere dei supporti. Per ridurre questo fenomeno, ad agire deve essere, in prima persona, la scuola, perché è lì che si manifesta ed è lì che si può meglio controllare. Quindi bisognerebbe migliorare il rapporto alunno-professore in modo che gli insegnanti possano aiutare i propri alunni al fine di superare queste difficoltà . Il bullismo è un fenomeno che deve es
IL BULLISMO È: un’azione che mira, deliberatamente, a ferire: spesso è persistente e dura nel tempo. Per coloro che ne sono vittime è difficile difendersi.
Alla base di tali comportamenti sopraffattori vi è un abuso di potere e un desiderio di prevaricare.
- quando sei costretto a subire piccoli furti, minacce e prepotenze da parte di uno o più compagni che ti dicono e fanno cose spiacevoli;
- quando vieni sempre escluso dal gruppo;
- quando ti considerano un debole e ripetutamente se la prendono con te;
Se uno fa il BULLO CON TE … racconta quanto è successo ad una persona di cui ti fidi
Se uno fa il BULLO CON QUALCUN ALTRO … invita anche i tuoi amici a non sostenerlo
e chiedi aiuto ad un adulto se la situazione peggiora
Il BULLISMO ... parlarne è la tua forza!
CARATTERISTICHE
INTENZIONALITÀ: comportamento aggressivo volontario e intenzionale;
SISTEMATICITÀ: comportamento realizzato più volte e ripetuto nel tempo;
L’ASIMMETRIA DI POTERE: tra il bullo e vittima c’è differenza di potere, determinata dalla forza fisica, dall’età o dal numero quando si verifica il fenomeno in gruppo. La vittima, in ogni caso, non riesce a difendersi adeguatamente e prova un senso di impotenza.
COSA SI RISCHIA CON IL BULLISMO
Si rischia di essere denunciati all’autorità giudiziaria, in relazione a una serie di reati scaturiti da azioni poste in essere nei confronti della vittima che, più comunemente, sono individuati in tipologie di reato in danno di persone:
QUANDO QUALCUNO FA “IL BULLO” CON TE, COSA PUOI FARE ?
Per prima cosa racconta quello che ti è successo a una persona della quale ti fido;
Ne parli ai genitori, agli insegnanti. Non devi tenere la cosa segreta; parlarne è il primo passo per cercare di risolvere il problema, non vuol dire che sei debole;
Cerchi di stare in compagnia di amici che possono aiutarti veramente;
Cerchi di non dare soddisfazione al bullo, non ti fai notare turbato o preoccupato dal suo atteggiamento: così ne riduci la sua dimensione;
Cerchi di dire sempre quello che ritieni giusto e quello che provi, anche se spesso non è semplice.
I nostri soldi .. ben spesi!
L’incultura dell’acqua in Italia, porta a consumare 170 litri di acqua imbottigliata per abitante all’anno, contro una media europea di 85 ed una mondiale di 15, equivalenti a 5 miliardi di contenitori plastici che si trasformano in 100.000 tonnellate/anno di rifiuto urbano.
Gli italiani dichiarano che alla base di questo paradosso c’è la convinzione che l’acqua imbottigliata sia più sicura ( 51% ), più “buona” (35%), meno “dura” (14% ).
Ripetetelo allo specchio ogni mattina: vi darà consapevolezza.
Un miliardo di persone non ha acqua potabile.
Un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno per malattie causate dall’acqua inquinata.
E solo il 3% dell’acqua del pianeta è potabile.
In Italia l’acqua è una risorsa finanziaria e, quindi, viene privatizzata.
Un bene primario si è trasformato in azioni, in asset, in profitto.
L’acqua deve restare in mani pubbliche, le nostre mani.
martedì 4 dicembre 2007

Digital Divide
Analisi E Possibili Soluzioni
L’espressione "digital divide" definisce il gap esistente fra coloro che possono utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione e coloro che, per varie ragioni, non possono. Questa rappresenta una tematica chiave della società contemporanea, in quanto segna lo spartiacque fra coloro che sono in grado di accedere a determinate informazioni e coloro che non sono in grado di farlo.
L’economia
venerdì 30 novembre 2007
VENTURINI DAVIDE DIGITAL DIVIDE

BANDA LARGA
La banda larga, definita alla luce della tecnologia attuale a partire da un valore soglia di 1.2 megabit/sec. non è contemplata né dalla legislazione italiana né da quella europea come obbligo di servizio universale.
La copertura del territorio italiano con accessi a Internet a velocità superiori a 1 megabit/sec. resta al di sotto della media europea (95% di Regno Unito, oltre il 90% in Francia) e di Stati con un territorio più vasto dell'Italia e una più bassa densità abitativa e quindi più piccoli centri da coprire.
In Francia e Regno Unito tale livello di copertura è in buona parte dovuto all'utilizzo diffuso di tecnologie wireless, o di altre quali Reach Extended ADSL2, liberalizzate da alcuni anni, per servire territori rurali in cui la centrale sarebbe troppo distante da molte abitazioni per poter offrire un servizio DSL.
Anche in Italia con i link via wireless sarebbe possibile una copertura totale del territorio, con l'onere di installare un DSLAM in ognuna delle 10800 centrali telefoniche italiane.
A detta di molti operatori nel settore delle telecomunicazioni, la banda larga è un fattore d'importanza strategica per la ripresa di competitività delle imprese italiane, quanto la creazione di una rete di trasporti autostradale e ferroviaria più efficiente. È importante in questo senso l'integrazione fra informatica e logistica, per favorire la circolazione di idee e di merci.
La banda larga è anche una necessità del mondo dell'università e della ricerca scientifica che lavorano su una grande mole di dati e utilizzano la rete come strumento da cui attingere potenza di calcolo.
SOLUZIONI AL DIGITAL DEVIDE
La recente disponibilità della tecnologia Wimax potrebbe contribuire a risolvere il Digital divide italiano: entro la fine del 2007 sarà avviata la Gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze per il WiMAX.
Risulta difficile definire in modo appropriato il digital divide; in prima approssimazione si puo'
dire che rappresenta la frattura tra il mondo che utilizza come strumenti le nuove tecnologie
(internet, telecomunicazioni e informatiche in genere) e invece chi non ha accesso a tutto
questo. Digital Divide tra il mondo ricco e mondo povero, ma anche all'interno dello stesso
mondo ricco tra persone che hanno e non hanno strumenti per accedere alle tecnologie o alle
conoscenze per utilizzarle in maniera critica. Le tecnologie in questa dscussione non dovrebbero essere intese come panacea di tutti i mali ma vanno invece comprese come una opportunita' i sviluppo, se introdotte ed utilizzate in maniera appropriata, non dimenticando che oltre alle iide tecnologico esistono tante e forse piu’ drammatiche forme di divide: acqua, elettricita’, cbo, case, medicine. Negli ultimi due anni si sta parlando moltissimo di digital divide,
testimonianza sono le iniziative delle agenzie internazionali: per la World Bank, Nazioni Unite e molte altre ancora.
Anche nell’ambito delle organizzazioni non governative e delle fondazioni si e’ avuta una grande attenzione per queste tematiche, rivista online di
volontariato ha una sezione dedicata al Digital Divide.
N.B:
La definizione digital divide racchiude in sé
complesse problematiche che coinvolgono tutti gli aspetti della vita di una
comunità: economici, culturali, sociali.
I paesi avanzati stanno basando sempre di più i loro sistemi produttivi, amministrativi e comunicativi sulle nuove tecnologie digitali. Per noi l’introduzione e la diffusione delle ICT stanno profondamente mutando anche i rapporti sociali. Data la portata di questa trasformazione, si parla di una vera e propria “rivoluzione digitale”, i cui effetti, positivi e negativi, sono oggetto di discussione teorica e politica.
Le possibilità offerte dalle ICT (Information Communication Technology) anche nei paesi cosiddetti emergenti sono molteplici e di grande efficacia per cui l’utilità e l’importanza delle ICT in tutti paesi, siano essi più o meno sviluppati, è innegabile.
Il problema si pone quando consideriamo il crescente divario fra Nord e Sud dal punto di vista degli accessi fondamentali quali la salute, l’istruzione, un tenore di vita dignitoso, la democrazia e i diritti umani. Questi accessi condizionano a loro volta l'accesso alle nuove tecnologie, allo stesso modo in cui l'esclusione e l'emarginazione sociale, l'esclusione dai processi decisionali e democratici, condizionano e vengono aggravati dalla esclusione dall'utilizzo delle nuove tecnologie. In questo scenario si rendono necessarie politiche di inclusione digitale, politiche che sono già state attuate nel corso degli anni '90 nei paesi ricchi, allo scopo di colmare il loro divario digitale interno. Queste politiche, come ad esempio quelle dell'amministrazione Clinton in America, hanno provvisto scuole, biblioteche e altri enti pubblici, di computer e connessione a Internet e hanno proposto dei corsi gratuiti per le minoranze, come quelle ispanoam maggiormente svantaggiate nell'accesso alle ICT.
Attualmente si sta cercando di adattare queste politiche a livello internazionale e inserirle quindi in un contesto di cooperazione allo sviluppo, adeguandole a contesti spesso ben diversi da quello nordamericano.
Le ICT offrono grandi possibilità per lo sviluppo, ma la loro adozione deve essere aiutata con politiche scrupolose e mirate, pena un ulteriore aggravamento del divario (non solo digitale) fra Nord e Sud.

Per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione.
Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).
In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton.
La tecnologia non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi (computer sempre più potenti, connettività ultraveloce, nuove releasedi programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo tecnico più adeguato alle loro reali esigenze. Qui iniziamo a toccare un altro punto importante della questione: le tecnologie ICT rappresentano un "paradigma tecnologico", ovvero un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale.
Mai come in questo momento le tecnologie non sono neutre; dal tipo di scelte che vengono fatte si possono decidere i vari tipi di futuri che ci aspettano: sicurezza dei dati, codici dei programmi, sistemi operativi, protocolli applicativi etc etc.
La tecnologia non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi (computer sempre più potenti, connettività ultraveloce, nuove releasedi programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo tecnico più adeguato alle loro reali esigenze.
Qui iniziamo a toccare un altro punto importante della questione: le tecnologie ICT rappresentano un "paradigma tecnologico", ovvero un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale.
COSA FARE?
L'idea è quella di formare una community in grado di discutere problemi generali relativi a queste problematiche, ma anche di dare indicazioni tecniche e lanciare una serie di progetti specifici su queste tematiche. Sul Pluto è stata aperta una mailing list (alla quale chi vuole iscriversi è il benvenuto), pluto-divide, che cercherà di fare da collettore di tutto ciò. Parlare di tipi di applicazioni, di progetti di alfabetizzazione informatica, prendere contatti con associazioni, ONG, centri di eccellenza nei paesi in via di sviluppo per lavorare insieme su progetti che vedano nel software libero un mezzo di diffusione di tecnologie sostenibili potrebbe essere un inizio. La connettività, ma non solo: l'informatica, le applicazioni, la lingua e tanti altri aspetti legati allo sviluppo tecnologico.
digital divide
IL DIGITAL DIVIDE
L’Unesco promuove un progetto “UNESCO’s INFORMAFRICA” mirato all’introduzione delle ICT utilizzando come strategia la formazione di specialisti. E’ assente però una strategia di cooperazione che metta in relazione gli interventi delle diverse agenzie internazionali.Il problema si pone quando consideriamo il crescente divario fra Nord e Sud dal punto di vista degli accessi fondamentali quali la salute, l’istruzione, un tenore di vita dignitoso, la democrazia e i diritti umani. Questi accessi condizionano a loro volta l'accesso alle nuove tecnologie, allo stesso modo in cui l'esclusione e l'emarginazione sociale, l'esclusione dai processi decisionali e democratici, condizionano e vengono aggravati dalla esclusione dall'utilizzo delle nuove tecnologie.
Possiamo affermare che per utilizzare Internet bisogna saper leggere e scrivere, pertanto gli analfabeti saranno maggiormente esclusi in un mondo che si serve sempre di più del computer; i poveri avranno un ulteriore elemento di povertà nel non disporre di un computer e non saper usarlo; i disabili avranno una ulteriore barriera fisica in un mondo che comunica tramite una macchina complessa fatta di tastiera, mouse e schermo che per essere utilizzati hanno bisogno di perfetta integrità nella vista, nel tatto e nei movimenti. Attualmente si sta cercando di adattare queste politiche a livello internazionale e inserirle quindi in un contesto di cooperazione allo sviluppo, adeguandole a contesti spesso ben diversi da quello nordamericano.
La banda larga, definita alla luce della tecnologia attuale a partire da un valore soglia di 1.2 megabit/sec. non è contemplata né dalla legislazione italiana né da quella europea come obbligo di servizio universale.
La copertura del territorio italiano con accessi a Internet a velocità superiori a 1 megabit/sec. resta al di sotto della media europea (95% di Regno Unito, oltre il 90% in Francia) e di Stati con un territorio più vasto dell'Italia e una più bassa densità abitativa e quindi più piccoli centri da coprire.
In Francia e Regno Unito tale livello di copertura è in buona parte dovuto all'utilizzo diffuso di tecnologie wireless, o di altre quali Reach Extended ADSL2, liberalizzate da alcuni anni, per servire territori rurali in cui la centrale sarebbe troppo distante da molte abitazioni per poter offrire un servizio DSL.
Anche in Italia con i link via wireless sarebbe possibile una copertura totale del territorio, con l'onere di installare un DSLAM in ognuna delle 10800 centrali telefoniche italiane.
A detta di molti operatori nel settore delle telecomunicazioni, la banda larga è un fattore d'importanza strategica per la ripresa di competitività delle imprese italiane, quanto la creazione di una rete di trasporti autostradale e ferroviaria più efficiente. È importante in questo senso l'integrazione fra informatica e logistica, per favorire la circolazione di idee e di merci.
La banda larga è anche una necessità del mondo dell'università e della ricerca scientifica che lavorano su una grande mole di dati e utilizzano la rete come strumento da cui attingere potenza di calcolo.
La recente disponibilità della tecnologia Wimax potrebbe contribuire a risolvere il Digital divide italiano: entro la fine del 2007 sarà avviata la Gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze per il WiMAX.

Il problema del digital divide è di per sé già presente all'interno degli stati più sviluppati. Sicuramente però i suoi effetti sono ancor più devastanti all'interno dei paesi arretrati: l'impossibilità d'avvicinarsi alla tecnologia chiude infatti qualsiasi possibilità di recupero economico di questi paesi.
Nell'ambito delle iniziative finalizzate a colmare il divario digitale è stato istituito dall'Assemblea delle Nazioni Unite il Gruppo di Esperti di Alto Livello che ha presentato all'Assemblea del Millennio il primo piano di azione globale finalizzato al superamento di questo divario.
Oggi il significato continua ad essere utile in riferimento alle divergenze interne ai contesti nazionali: ma con la divulgazione delle nuove tecnologie in tutti i settori della nostra quotidianietà e al di là delle geografie nazionali, con digital divide ci si riferisce più comunemente alla dimensione del problema su scala globale, ed in alcuni casi si è esteso il senso al divario nella fruizione più generale di informazione.
A detta di molti operatori nel settore delle telecomunicazioni, la banda larga è un fattore d'importanza strategica per la ripresa di competitività delle imprese italiane, quanto la creazione di una rete di trasporti autostradale e ferroviaria più efficiente.
La banda larga è anche una necessità del mondo dell'università e della ricerca scientifica che lavorano su grandi moli di dati e utilizzano la rete come strumento da cui attingere potenza di calcolo.Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.
Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi).In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton.
Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del pianeta.
In ambito internazionale, negli ultimi anni si stanno elaborando moltissimi progetti su queste tematiche a livello governativo.In ambito non governativo, molte ONG e Associazioni - soprattutto anglosassoni - si stanno occupando del problema, con attività che vanno dalla alfabetizzazione informatica al reperimento di macchine, dal supporto a grandi progetti di informatizzazione alla creazione di portali specifici dedicati a queste tematiche.
Cosa fare?
Parlare di tipi di applicazioni, di progetti di alfabetizzazione informatica, prendere contatti con associazioni, ONG, centri di eccellenza nei paesi in via di sviluppo per lavorare insieme su progetti che vedano nel software libero un mezzo di diffusione di tecnologie sostenibili potrebbe essere un inizio.
La connettività, ma non solo: l'informatica, le applicazioni, la lingua e tanti altri aspetti legati allo sviluppo tecnologico.